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L’antichissima area sepolcrale rinvenuta all’inizio degli anni Novanta nella piana alluvionale antistante il centro abitato odierno (la distanza in linea d’aria è di Km 2), nella zona compresa tra le località Casale e Cave di Pietra, non è solo una delle realtà archeologiche più importanti del territorio aquilano, ma anche un’ evidenza culturale di risonanza nazionale, grazie alle peculiarità delle sepolture in essa contenute e alla ricchezza dei corredi rinvenuti al loro interno: splendide testimonianze di cultura materiale del popolo che visse in passato in queste contrade.
Il ritorno alla luce di questa necropoli è avvenuto in maniera casuale, nell’estate del 1992, durante la rimozione del terreno per la realizzazione di impianti industriali. Così ad una prima fase di indagine da parte della Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo per verificare la reale entità della scoperta, seguirono importanti campagne di scavo durante tutti gli anni Novanta ( dal 1995 al 1999), che permisero al Funzionario di zona della Soprintendenza, il Dott. Vincenzo D’Ercole, di riscoprire una delle più monumentali necropoli note fino ad oggi nell’area centro-meridionale d’Italia.
 

La necropoli di Fossa ebbe una continuità di frequentazione di quasi mille anni, dal IX al I sec. a. C., e sono state rivenute anche tracce di precedenti frequentazioni della zona (media età del Bronzo) nelle vicinanze dell’area cimiteriale. Attraverso la sua lunga storia gli archeologi sono stati in grado di ricostruire le varie fasi di esistenza della comunità che la utilizzò per tutto questo tempo, comunità che si inquadra in maniera lineare e coerente con l’etnia che le fonti storiche in generale ci dicono abitante di questi territori dall’ età protostorica fino alla Romanizzazione e che conosciamo anche grazie ad altri importanti siti funerari presenti a Bazzano, Poggio Picenze o Capestrano; proprio i Romani in età storica chiameranno “Vestini” questi uomini, e ancora oggi il termine riaffiora in più parti della toponomastica locale, a testimonianza della relazione che lega questa regione al suo passato.

L’area indagata nelle campagne di scavo corrisponde a mq 3500, e al suo interno le tombe scavate sono circa 500; le tombe rinvenute appartengono a diverse tipologie fondamentali: tumuli, fosse semplici, fosse con cassone ligneo, tombe a camera, tombe a incinerazione e sepolture infantili all’interno di coppi laterizi. In molti casi queste tipologie sepolcrali sono peculiari di un determinato periodo di frequentazione, ed è dunque possibile stabilire una relazione tra esse e i tipi di corredo presenti al loro interno, anch’essi differenti a seconda delle fasi d’utilizzo della necropoli.  
PRIMA FASE: L’ETA’ DEL FERRO (IX-VIII secolo a. C.)
I primi due secoli (IX e VIII secolo a. C.) sono caratterizzati dall’ architettura sepolcrale dei tumuli, oltre che da semplici sepolture a “fossa terragna”, cioè fosse lunghe e strette scavate nel terreno.

I tumuli (si veda fig. 1) sono realizzati con cospicui ammassi di terra e sassi, a volte ricoperti da uno strato di pietrame; hanno un diametro medio compreso tra otto e quindici metri, e sono racchiusi da una “corona” di lastre infisse orizzontalmente nel terreno (definita tecnicamente “crepidine”). Rispetto alla media, spicca la tomba 300 con i suoi diciotto metri di diametro. Nel caso delle sepolture monumentali pertinenti agli uomini, alla crepidine che circondava i tumuli si associava un allineamento di pietre lunghe e strette, veri e propri menhir, infisse anch’esse nel terreno, in numero variabile e di dimensioni differenti, disposte in maniera decrescente dall’interno verso l’esterno. La stele più vicina al tumulo era inclinata verso di esso, appoggiata alle pietre di marginatura.

Cosa possono rappresentare questi particolari segni che si trovano in corrispondenza delle tombe monumentali? Le ipotesi sono tante e differenti. è ipotizzabile che avessero una funzione astronomica-calendariale, anche se ancora non è possibile dire di più su questa supposizione[1]. L’interpretazione più suggestiva (ma non per questo accettabile senza ulteriori dubbi) le considererebbe come una sintesi allegorica della vita umana, rappresentata nei suoi primi anni dalle lastre più piccole e nella sua maturità da quelle più grandi, fino ad arrivare alla stele reclinata, rivolta verso la deposizione funebre, che potrebbe rappresentare la morte[2]. All’interno del tumulo si trova la fossa lunga e stretta (sempre riservata ad un solo individuo),  dove venivano posizionati il defunto ed il suo apparato di effetti personali; di solito il piano di deposizione era ricoperto da un cumulo di pietrame, che si poneva dunque come primo rivestimento per la sepoltura. é interessante notare come in molti casi il fondo della fossa venisse coperto da un “letto” di pietre, che lastricava tutta la parte riservata alla deposizione.

I corredi sono in questi primi secoli realizzati con schemi ricorrenti. I vasi sono posizionati ai piedi dell’inumato, in alcuni casi in un “angolino” delimitato da pietre infisse di taglio nel piano di sepoltura, che formava un ripostiglio. Di solito all’interno di questo spazio si trova un vaso di grandi dimensioni, dentro il quale si trova un vasetto più piccolo, una vera e propria tazza-attingitoio (fig. 2). L’associazione di questi due elementi fa pensare a vasellame usato per contenere liquidi, e non è da escludere che potessero essere associati a dei riti religiosi. Assieme ai vasi in ceramica, nelle sepolture più ricche, si trovavano anche vasi in bronzo, differenziati a seconda del sesso dei defunti: nelle tombe maschili erano frequenti i lebeti, bacili utilizzati per la cottura e il consumo della carne, mentre in quelle femminili si trovavano tazzine in lamina sottile, con il manico rialzato. Il prestigio di questo vasellame, sempre più diffuso nelle tombe di VIII secolo, era dovuto alla quasi sicura provenienza esterna, probabilmente etrusca o picena; i bacili e le tazzine sarebbero dunque beni di importazione, destinati solo agli individui più importanti della comunità.
 

Altri elementi che distinguevano gli uomini dalle donne erano gli oggetti che si trovavano nelle diverse parti del letto di deposizione: rasoi e armi per gli uomini, gioielli in diversi materiali per le donne. I rasoi sono, nelle sepolture più antiche, di forma rettangolare, e poi assumono la forma semilunata, mentre le armi più frequenti sono spade corte in ferro inguainate in un fodero in lamina di bronzo o in materiale organico (legno oppure cuoio) decorato con parti in bronzo. La ricchezza e la raffinatezza della cultura materiale della comunità che utilizzava questa necropoli è manifesta soprattutto negli oggetti che abbellivano le tombe femminili. Spiccano in modo particolare i gioielli, come ad esempio le collane, realizzate con vaghi in bronzo alternati ad altri in pasta vitrea, oppure le fibule (spilloni utilizzati per fermare le vesti), per lo più in bronzo (fig. 3), ma a volte decorate da inserzioni in osso. Altri importanti oggetti di corredo femminile erano i cinturoni caratterizzati da placche quadrangolari in bronzo e posizionati a mo’ di stola sul corpo delle defunte (fig. 4).  


SECONDA FASE: L’ ETÀ ORIENTALIZZANTE E ARCAICA (VIII-VI SEC. a. C.)  
Durante questo periodo persiste l’uso di realizzare tombe a tumulo, anche se le dimensioni si riducono ad un diametro costante di m 4 e non si usano più le file di menhir allineati su un fianco della crepidine. Assieme ai tumuli si trovano anche le semplici tombe a fossa; in alcuni casi è attestato l’uso di un tronco d’albero usato come sarcofago.
Sono ancora una volta i corredi a definire il periodo in questione e le sue caratteristiche culturali. Nelle tombe maschili continua l’abitudine di deporre le armi: la panoplia (ovvero l’insieme delle armi di proprietà di un guerriero) è solitamente composta da un pugnale corto con manico a quattro antenne in ferro, una coppia di lance (di cui rimangono sempre le cuspidi e i puntali posteriori, detti sauroteres), una mazza ferrata da usare come arma da percussione negli scontri ravvicinati ed un coltello a lama semilunata. La tomba 118  ha restituito una coppia di dischi-corazza da applicare sul torace come una primitiva forma di protezione del busto (sono anche chiamati kardiophylakes, “protettori del cuore” fig. 5), elementi che, in questa fattura, si rinvengono anche nella vicina necropoli vestina di Bazzano e che possono essere assimilati a quelli che indossa sul petto il celeberrimo Guerriero di Capestrano.  In questo contesto sono l’unico esempio di arma da difesa, non si trovano infatti altri esemplari di dischi-corazza o scudi o elmi. Continuano a trovarsi grandi contenitori (olle soprattutto) associati a tazzine-attingitoio, che nelle forme e nell’impasto presentano una leggera evoluzione rispetto alla tradizione della tarda età del Ferro. Assieme alla ceramica locale però si iniziano a trovare vasi di importazione (etrusca soprattutto), vero segno del benessere raggiunto dagli elementi di spicco di questa comunità. In questo senso vanno almeno menzionati gli splendidi vasi in bucchero (la ceramica etrusca di colore nero, ad impasto fine, caratterizzata da eleganti forme e decorazioni, che caratterizza tutto il VII secolo a. C. nell’Italia tirrenica; si veda fig. 6): anfore, brocche, tazze a vasca profonda (skyphoi), calici ad alto e basso piede. Dopo il bucchero, dal versante tirrenico, arriva anche un altro tipo di ceramica, ovvero quella etrusco-corinzia, dal colore piuttosto chiaro, dipinta a fasce e motivi vegetali o zoomorfi, che gli etruschi iniziano a produrre dalla fine del VII - inizi VI secolo su imitazione della grande tradizione che proviene da Corinto, in questo periodo la più importante protagonista dei traffici marittimi tra tutte le città della Grecia (fig. 7). Caratteristiche forme di questa categoria di vasellame sono le kylikes (coppe), i piatti e gli aryballoi (brocchette dal corpo globulare usate soprattutto come contenitori di essenze e profumi), che qui a Fossa troviamo nelle tombe della prima metà del VI sec. a. C. (ad esempio nelle tombe 66, 215, 400 o 429). Continua il costume di deporre i cinturoni con placche in bronzo nelle tombe femminili, assieme a pendagli  di varie forme e dimensioni, bracciali (armillae), anelli digitali.
Con il VI secolo sparisce l’uso di tombe a tumulo e si ha la definitiva affermazione della tomba a fossa semplice. Il fatto che non si trovino più tumuli in età arcaica rientra pienamente nella tendenza di ridurre progressivamente la monumentalità dei sepolcri: a Fossa c’è una costante riduzione della volontà di monumentalizzazione nel corso dei secoli. Tuttavia in età arcaica la differenziazione sociale è maggiormente riscontrabile nel corredo, che può essere arricchito dagli splendidi elementi sopra citati (vasellame e gioielli) così come può presentarsi come estremamente povero.   L’arma che viene introdotta in questo periodo è la spada a lama lunga, con elsa a croce, usata per vibrare fendenti contro l’ avversario (fig. 8).
Una ulteriore novità legata a questa fase della necropoli riguarda le sepolture neonatali: l’area fino ad oggi esplorata della necropoli di Fossa ha restituito un’altissima percentuale di sepolture infantili (circa duecento). Tra queste a maggior parte sono a coppi laterizi: i neonati venivano adagiati in un coppo e coperti con un altro (fig. 9), quindi erano posizionati in piccole fosse. Il corredo in questi casi è quasi sempre assente, oppure consiste in un singolo elemento (come nel caso della tomba 476, che ha una fibula ai piedi del bimbo inumato). La prassi di seppellire i neonati nei coppi perdurerà per tutte le fasi di frequentazione della necropoli.  
TERZA FASE: L’ETà ELLENISTICA (iv - ii SEC. a. c.)
La frequentazione della necropoli, in questo periodo, permette di comprendere alcuni importanti aspetti sociali della comunità vestina che viveva a Fossa; infatti la diversità delle tipologie sepolcrali è sempre più percepibile, tanto da far pensare a profonde stratificazioni sociali.
Fossa Necropoli

Di questa fase sono le tombe a camera, le tombe a cassone litico (costruite con lastre di pietra come pareti), le tombe a cassone ligneo (che individuiamo grazie alla presenza di elementi in ferro agli angoli della fossa, fasce angolari di metallo che servivano a rinforzare la cassa in legno, oggi completamente scomparsa), le tombe a segnacolo monumentale, le tombe a fossa semplice e le sepolture neonatali nei coppi. Spiccano in modo particolare le tombe a camera (fig. 10), ipogee, a pianta quadrangolare, alle quali si accedeva mediante un dromos (corridoio). Esse erano dei sepolcri di famiglia, poiché vi troviamo più di un defunto; erano dunque aperte ogni volta che dovevano ospitare un nuovo individuo.
 

Assieme alle tipologie sepolcrali anche i corredi ci dicono qualcosa di importante: si diffonde in questo periodo un tipo di ceramica che si può definire a produzione “industriale”, ovvero la ceramica a vernice nera, ampiamente attestata nel resto d’ Italia oltre che in altri siti del Mediterraneo, segno del fatto che anche qui si inizia a preferire questa produzione a quella locale. Anche se i corredi in questo periodo tendono a semplificarsi (spariscono ad esempio le armi nelle tombe maschili), in alcune tombe a camera sono state rinvenuti oggetti di splendida fattura, testimonianza della raffinatezza raggiunta in questo periodo dalla cultura vestina. Stiamo parlando prima di tutto dei letti funebri con decorazioni in placche d’osso (fig. 11), importantissime testimonianze archeologiche, utili per comprendere il senso artistico e il linguaggio figurativo delle popolazioni abruzzesi durante l’età ellenistica.
 

Assieme ai letti, infine, vanno menzionati pendagli in pasta vitrea di provenienza punica (trovati anche a Bazzano, fig. 12), le pedine e i dadi da gioco, oggetti d’uso quotidiano di un popolo ormai raffinato e sempre più aperto alla comunicazione con altre culture del Mediterraneo.
 

Con l’ultimo secolo (il I a. C.) si diffonde l’uso dell’incinerazione accanto a quello dell’inumazione; le ceneri del defunto vengono deposte all’interno di un’olla coperta da una pietra piatta o – più raramente – da un coperchio in ceramica. Con questa fase sparisce anche la consuetudine di deporre oggetti di corredo. E’ questo il momento in cui si percepisce ormai la definitiva assimilazione al contemporaneo costume funerario romano. La necropoli di Fossa è la testimonianza più eloquente della storia antica di queste contrade, delle vicissitudini e delle peculiarità culturali di un popolo di montagna che seppe aprirsi al confronto con altre etnie dell’Italia preromana.         

[1] E’ la tesi che il dott. d’Ercole, seppur con le dovute cautele, sembra prediligere nelle varie pubblicazioni sull’argomento (si veda ad esempio d’Ercole 1998).
[2] Della seguente tesi si parla ad esempio in Cosentino –Mieli Carsa 2001

Ultimo aggiornamento

Mercoledi 30 Settembre 2020